martedì 28 aprile 2009

Risotto agli asparagi




Continua la raccolta di Viz e Babs delle ricette da schiscetta (scadenza prorogata al 31 maggio) e io, che cucino spesso cose che poi mi porto al lavoro, ho una ragione in più per far tardi la mattina: fotografare la schiscetta!
Questa volta è il turno di un semplicissimo risotto assolutamente di stagione, finalmente gli asparagi!!!!
Non è una ricetta molto originale, ma a me è piaciuto tanto... tant'è che per domani lo dovrei cucinare anche per alcuni/e miei/mie colleghi/e!
Si lascia mangiare sia freddo che caldo, se, come me, al lavoro avete a disposizione un microonde ne potete approfittare, altrimenti non sarà un gran problema... infatti io l'ho mangiato freddo! ;-)

Risotto agli asparagi
250 gr di riso
2 mazzetti di asparagi (ca. 700 gr)
5-6 scalogni o una cipolla bianca o delle cipolline fresche
2 ctè di dado vegetale
acqua calda qb
olio, sale

In una padella far rosolare gli scalogni affettati sottilmente con un cucchiaio di olio, quindi aggiungere gli asparagi tagliati a pezzetti (lasciando le punte intere) e il sale.
Far insaporire qualche minuto, quindi aggiungere il riso e far insaporire un pochino a fiamma viva prima di cominciare a mettere l'acqua (questo permetterà al chicco di rimanere più compatto).
Aggiungere quindi il dado vegetale, aggiustare di sale e diminuire la fiamma per far cuocere lentamente fino a completare la cottura del riso, aggiungendo, quando necessario, un po' di acqua.
(per dare ancora più sapore al risotto fate scaldare l'acqua necessaria alla cottura con le code degli asparagi!)

domenica 26 aprile 2009

Vellutata di cavolo rosso



L'ultimo cavolo, con un sospiro di sollievo infatti nelle ultime buste sono scomparsi i cavoli per lasciar posto ai carciofi e agli asparagi, ma anche ai baccelli, ai porri, le insalate, finalmente cominicia ad esserci un pochino di varietà, così ci possiamo sbizzarrire un pochino di più!

Come tutte queste minestre è di semplicissima esecuzione, sopratutto se fatta nella pentola a pressione, ma nessuno vieta di allungare i tempi di cottura e farla in una pentola normale! (a scapito però di qualche vitamina...)


1 cavolo rosso piccolo (ca. 500gr)
2-3 mele piccole di Tscholl (ca. 3-400 gr)
2 patate medio-grandi
1 cipolla bianca
2 foglie di alloro
1 lt di acqua
1 ctè di dado vegetale
olio e sale
yogourth (facoltativo)

Affettare la cipolla e farla appassire, con un cucchiaio di olio, nella pentola a pressione (aperta), quindi aggiungere il cavolo rosso tagliato a listarelle, le mele e le patate tagliate a dadini e un pizzico di sale, far insaporire bene.
Dopo una decina di minuti aggiungere le foglie di alloro, il dado e l'acqua calda (così non ferma la cottura), mettere sotto pressione e lasciar cuocere per 20 minuti.

Far riposare un pochino, quindi aprire la pentola a pressione e frullare tutto con il frullatore a immersione (avendo cura di togliere prima le foglie di alloro...a  me è capitato di lasciarle e sono veramente antipatiche!! ;-)).
Può essere servita con un cucchiaio di yogourth in ogni piatto, a seconda dei gusti.
Si lascia mangiare sia fredda che calda, quindi in queste giornate primaverili risulta molto piacevole!

Composta di mele, pinoli e cannella






Semplicissima composta di mele, fatta e pensata per mangiarla con lo/nello Yogurt la mattina (tanto per variare un po' dal solito), per cui un pochino dolce per i miei gusti, se invece volete fare una composta da mangiare sul pane provate a diminuire un pochino le dosi di zucchero!

2 kg di mele
700 gr di zucchero di canna
1 cucchiaio da tavola abbondante di cannella
70 gr di pinoli
(facoltativa: la scorza di un limone)

Lavare e sbucciare le mele, tagliarle a cubetti e metterle in una pentola capiente con lo zucchero, la cannella e i pinoli (e la scorza del limone). Far cuocere a fuoco basso e coperto per circa 2 ore - 2 ore e 30, mettere nei vasetti quando è ancora calda in modo da creare il sottovuoto.

venerdì 24 aprile 2009

con le mele di Tscholl...



Visto che purtroppo domenica alla festa della fioritura delle mele non ci potrò essere con questa partecipo virtualmente... sperando che poi qualcuno faccia qualche foto della giornata da poter pubblicare per noi che (tapini) non ci siamo potuti venire....

Semplicissima composta di mele, fatta e pensata per mangiare con lo Yogurt la mattina (tanto per variare un po'), per cui un pochino dolce per i miei gusti, se invece volete fare una composta da mangiare sul pane provate a diminuire un pochino le dosi di zucchero!


2 kg di mele
700 gr di zucchero di canna
1 cucchiaio da tavola abbondante di cannella
70 gr di pinoli

(facoltativa: la scorza di un limone)

Lavare e sbucciare le mele, tagliarle a cubetti e metterle in una pentola capiente con lo zucchero, la cannella e i pinoli (e la scorza del limone). Far cuocere a fuoco basso e coperto per circa 2 ore - 2 ore e 30, mettere nei vasetti quando è ancora calda in modo da creare il sottovuoto.


Rapa+patata+formaggi Casanova = Parmigiana Rapa-nui?


Eh...non si cava sangue dalle rape, sarà mica un caso che si dice così! Mi sono inventata anche le polpette (bleah, eppure le polpette sono sempre buone!)), le ho fritte, bollite, stufate: mi manca solo la distillazione! A questa versione, in famiglia, alla fine abbiamo dato la palma d'oro.
Sbucciate e tagliate a fettine sottili (circa 2mm) 1 cavolo rapa, quindi sbollentatele brevemente in una pentola di acqua leggermente salata.
Intanto sbucciate un paio di patate medie e affettatele dello stesso spessore della rapa.
E' il momento di accendere il forno statico a circa 190°.
Scolate le fettine di rapa e affettate circa 100 gr di formaggi misti freschi più 50 gr di parmigiano grattugiato (io ho usato degli avanzi di formaggio di capra e mucca che avevo preso da Casanova e del Gorgonzola che ci sta proprio bene). A questo punto prendete una pirofila con un leggerissimo strato di olio sul fondo e cominciate a montare la parmigiana alternando strati di patate, rapa e formaggi . Se avete delle erbe aromatiche tritatele fini e aggiungetele.
Non ho usato sale (non serve per i formaggi e la rapa era stata scottata in acqua salata), ma ho messo una bella spolverata di pepe nero alla fine.
Infornare per circa 40° minuti. Se vi accorgete che la superficie tende a scurirsi troppo, chiudete con un foglio di alluminio.

Gloria

BIOgas: cavolo rapa, patate, formaggio di capra e pecorino Casanova

martedì 21 aprile 2009

Quiche cavolo e verza




Originariamente molto diversa questa ricetta è frutto di un incontro tra la mia sbadataggine, vecchie ricette, nuovi incontri e i possibili ingredienti disponibili, ovviamente nulla vieta di tornare sui propri passi e fare una base di pasta sfoglia, mettere un formaggio diverso (per chi può una scamorza o un pecorino fresco...) e aggiungere uovo e panna/ricotta nell'impasto (quest'ultima omissione è proprio frutto della mia sbadataggine! e, devo ammettere, che questa versione light non è affatto male ma nella versione "original" tutto rimane più compatto e più facilmente gestibile/affettabile).

Per anni ho usato la mezza sfoglia come base per le quiches e per stavolta sono voluta tornare alle vecchie abitudini. Le dosi sono per un paio di quiches. Sono due diversi impasti da unire insieme:

per il primo impasto
150 gr di farina semintegrale di farro
150 gr di burro di capra
(1 pizzico di sale se usate un burro di capra poco salato o un burro normale)

Fare la fontana con la farina, al centro mettere il burro tagliato a dadini e il sale. Lavorare con un coltello e, successivamente, con le mani, fino ad ottenere un impasto morbido (io ho usato la planetaria, passando dalla velocità 1 alla velocità 2... i tempi sono più lunghi del solito ma ne vale la pena!)


per il secondo impasto
150 gr di farina semintegrale di farro
2 uova
10 gr di lievito di birra
30 gr di latte di capra

Sciogliere il lievito nel latte tiepido. Lavorare insieme la farina, le uova sbattute e il lievito, fino ad ottenere un impasto appiccicoso (anche in questo caso ho usato la planetaria, passando gradualmente dalla velocità 1 alla velocità 4).

Unire i due impasti molto velocemente per ottenere una pasta elastica.
Farla riposare in frigo per circa un'ora.


per il ripieno
una piccola verza (ca. 385-400 gr)
2-3 mele piccole (ca. 300 gr)
1 cipolla bianca
100 gr di formaggio di capra (io ho scelto il caprel)

e, se ve li ricordate e non siete a dieta:
2 uova
2 cucchiai di ricotta di capra o, se proprio non avete di meglio, della panna da cucina


Sbucciare la cipolla e tagliarla, quindi farla appassire in padella con un pochino di olio di oliva, aggiungere la verza lavata e tagliata a listarelle e le mele tagliate a dadini, salare, pepare, coprire e far cuocere per 15-20 minuti.

Stendere l'impasto e rivestirci una teglia da forno, quindi riempire con la verza con le mele e il formaggio tagliato a pezzetti (+ le uova mescolate con la ricotta/panna).

Infornare a 200° per circa 20-25 minuti, servire tiepido o freddo.
Si accompagna piacevolmente con un'insalata molto semplice, condita con olio, sale e aceto balsamico.

evelyne

Risotto di cavolo rosso





Per 4 persone

250 gr riso vialone nano
1 piccolo cavolo rosso
1 mela granny smith (o una mela del sacco Tscholl che sia un po’ acidula)
1 scalogno
1 spicchio aglio
1 foglia d’alloro
brodo vegetale
aceto di mele
olio
burro e parmigiano per mantecare
sale

Il riso Vialone Nano si coltiva nel veronese, ed è un riso fantastico che mantiene integro il chicco, adatto per tutti quelli a cui il Carnaroli da un po’ noia perché si spappola. Scaldare l’olio in un tegame e soffriggere piano lo scalogno, lo spicchio d’aglio intero e la foglia d’alloro.
Aggiungere il cavolo rosso lavato asciugato e tagliato a listarelle. La mela sbucciata e tagliata a cubetti piuttosto piccoli. Dopo qualche minuto, aggiungere il riso e farlo tostare a fiamma media, avendo cura di non farlo attaccare al fondo. Bagnare con pochissimo aceto di mele. A questo punto si comincia ad aggiungere brodo fino a cottura e si regola di sale. A fuoco spento poi, mantecare con una noce di burro e parmigiano.

Gloria

lo Yoğurt




Ditelo/Scrivetelo come vi pare... io mi sono resa conto un paio di giorni fa che come lo scrivevo io è una mia pura invenzione/aberrazione.. in ogni caso il nome viene dal turco yoğurt, perché benché le origini si perdano nel tempo sembra comunque che dobbiamo ringraziare i popoli orientali, nomadi e pastori, che conservavano il latte in otri ricavati dalla pelle o dagli stomaci degli animali, la leggenda narra che lo yogourt sia stato scoperto perché un pastore, dimenticando per qualche tempo del latte in uno di questi otri, lo ritrovò trasformato: più denso e più saporito (se non sbaglio una storia molto simile a quella del Kefyr).


Io ho cominciato a farlo per una semplice ragione: mi dava noia buttare tutti quei vasetti di plastica e, di certo, non potevo continuare a riempire la casa di vasetti da riutilizzare... così ho deciso di provarci e devo dire che la procedura è veramente semplice... per di più ho scoperto che lo yogourt autoprodotto è cento volte migliore dello yogourt industriale, anche rispetto al migliore che potete trovare in commercio!
Ho quindi elaborato una mia tecnica, basata su una lunga ricerca nel web per scovare il metodo più sicuro (nel senso di non lasciare niente attaccato alla corrente per 12-24 ore) e più indipendente da qualsiasi forma di condizionamento all'acquisto, se cercate in rete troverete mille modi diversi, c'è chi mette una coperta intorno al contenitore e lo posiziona al caldo, chi non misura la temperatura del latte se non "inzuppando" un dito, chi utilizza la yogourtiera, chi utilizza i fermenti... giustamente ognuno trova il metodo che più si adatta al proprio modo di essere e alle proprie abitudini, la cosa sorprendente è che tutti otteniamo lo stesso risultato! Questo vuol dire che CHIUNQUE può riuscirci!! bello, no?
Io, per come sono, ho scelto un metodo che fosse abbastanza "scientifico" (misuro la temperatura con un termometro) ma anche abbastanza "libero" da tutti i condizionamenti, per cui ho bocciato la yogourtiera (che a mio avviso sta nel regno degli oggetti inutili ed ingombranti) e ho adottato un thermos (meglio quello con il contenitore in vetro e a bocca larga, che permette di pulirlo più facilmente).
Due cose ancora: lo yogourt che si ottiene la prima volta, fatto a partire da uno yogourt commerciale, non è di grande qualità, generalmente è un po' liquido e non molto saporito, dopo qualche passaggio, generalmente 3-4, si ottiene uno yogourt di buona qualità, ricco di fermenti e della densità giusta, per questo ci sono persone che fanno una madre con una piccolissima quantità di latte, fanno i 3-4 passaggi e solo dopo cominciano la produzione vera e propria.
Il latte va portato a bollore SOLO nel caso in cui si utilizzi del latte crudo o fresco, perché questi sono molto ricchi di fermenti e microorganismi, che inibirebbero la formazione di quelli dello yogourt (causa il troppo affollamento), io però sconsiglio l'utilizzo di latte a lunga conservazione, sopratutto se di capra, perché lo yogourt non sarà mai di grande qualità, inizialmente lo facevo ma da quando ho provato con il latte crudo preferisco fermarmi nel periodo in cui le capre non fanno latte e riprendere a primavera (cioè ora!).


Lo Yoğurt


1 litro di latte
1 vasetto di yogourt (l'ultimo rimasto dalla produzione precedente o, nel caso sia la prima produzione, uno commerciale)

attrezzatura necessaria:
un thermos con capacità 1,5 lt
un termometro

Versare il latte in un pentolino e mettere sul fuoco, portare a 85°, senza farlo bollire, quindi spegnere il fuoco e lasciar scendere la temperatura fino a 40°.
Mescolare lo yogourt a temperatura ambiente con qualche cucchiaio di latte, quindi mescolare con il restante latte e mettere nel thermos, chiuderlo con cura e lasciar riposare per 12-20 ore (le prime volte conviene lasciarlo più a lungo, poi sceglierete il tempo sulla base dei vostri gusti: lasciandolo più a lungo risulta un pochino più acido).
Trascorso il tempo necessario versare lo yogourt in vasetti richiudibili e metterli in frigo.

Lo Yogourt così prodotto si conserva per 7-8 giorni, l'ultimo rimasto sarà utilizzato per la nuova produzione.

evelyne

Minestra di rape e carote




Per chi non avesse ancora avuto il piacere di incontrare le rape in vita sua: non sono altro che una radice ingrossata, di colore verde chiaro o violaceo (a seconda della specie), che fanno parte della stessa famiglia delle più famose "cime di rapa" che tutti conosciamo bene! Solo che la radice delle cime di rapa non si ingrossa e rimane fittonante, come una carota. 
In questo periodo nei campi fanno la loro comparsa i fiori delle rape, quei simpatici fiori gialli, che si riconoscono facilmente in quanto facenti parte della famiglia delle crucifere (quindi 4 petali disposti a croce!) e perché si vedono proprio campi coltivati con tutti questi accattivanti fiorellini, che normalmente consumiamo ancora chiusi, quando assomigliano ancora un pochino ai broccoli (d'altronde la botanica non è uno scherzo: la famiglia è la stessa, anche in questo caso si tratta di una crucifera! anzi, come diceva il mio professore: "CRUCIFERAE" scandendo bene ogni lettera!!)

Minestra di rape e carote

500 gr di carote
700 gr di rape
2-3 patate medie (ca. 250 gr)
2 ctè di dado vegetale
1 litro e 1/2 di acqua calda
1 cipolla bianca grande
1 ctè di zenzero
olio

Affettare le cipolle e farle appassire sul fondo della pentola a pressione con un cucchiaio di olio, quindi aggiungere le rape e le carote sbucciate e tagliate a fettine (io ho usato il rullo per affettare della planetaria.. che soddisfazione, in 3 minuti tutte le verdure erano tagliate!!), salare e far insaporire per 5-10 minuti, mescolando di tanto in tanto.
Nel frattempo far scaldare l'acqua in un bollitore o un pentolino a parte.
Aggiungere quindi le patate, il dado vegetale, l'acqua e lo zenzero, chiudere la pentola a pressione, alzare il fuoco e far andare sotto pressione, quando la pentola fischierà abbassare il fuoco al minimo e far cuocere per 20 minuti circa.
Trascorso questo tempo spegnere il fuoco e lasciar riposare, fino a che non sarà più in pressione, quindi aprire la pentola e frullare tutto con il frullatore a immersione.
Come tutte le minestre di verdure anche questa si esprime al meglio se lasciata riposare un pochino.

Può essere servita  così com'è, "nature", oppure con dei crostini o con delle fettine di mela tagliate sottilissime, quasi trasparenti, nel qual caso suggerirei di aggiungere un ulteriore cucchiaino di zenzero in cottura.

evelyne

martedì 14 aprile 2009

pranzo (al sacco) di pasqua

Banditi i pranzi familiari quest'anno, zaino in spalle, siamo andati a farci una girata a Siena, per vedere la mostra "Arte, Genio e Follia", una bellissima mostra con un percorso sulla follia (l'evoluzione nel trattamento, le varie terapie e studi, l'espressione della follia nell'arte e, infine, la ricerca della "follia" o, comunque, degli stati alterati, vedi uso di mescalina, etc, negli artisti (movimenti anni '60))... io che non sopporto Sgarbi, che ha curato questa mostra, l'ho molto rivalutato... quando non dice cavolate in TV dice cose molto interessanti! (o forse le scrivono bene per lui!)
Sono rappresentati artisti come Ligabue, Van Gogh, Kirchner, Munch, Mafai, Zinelli.... e le varie correnti artistiche più rappresentative, compresa una sezione sull'Art Brut, di cui esiste un museo a Lausanne (visto un miliardo di anni fa ormai).
Siena poi, come disse qualcuno ma non riferendosi proprio a Siena, val bene una visita, sempre così bella e immobile! (ma purtroppo sempre così piena di turisti.... speravo il giorno di Pasqua fossero tutti a casa!)

Comunque sia... nel nostro zainetto abbiamo portato due focacce preparate ad hoc il giorno prima, adattando una ricetta di Stella di Sale a quello che avevamo in casa e questa vi propongo, aggiungendo però che secondo me questo impasto è da cuocere e mangiare... mettendolo nella gamella o nella cesta del pic nic tende ad ammorbidirsi e, di conseguenza, a perdere la fragranza!

Focaccia salata

per una focaccia grande o due piccole:
300 gr di farina semintegrale di farro
5 ctav di olio
30-35 gr di gomasio (semi di sesamo tostati con sale)
1 pizzico di bicarbonato
140 ml ca. di vino bianco

La ricetta originale non prevedeva il gomasio, ma un pizzico di sale... io ho personalizzato il tocco così, perché nell'indecisione metto i semi di sesamo o no nel ripieno ho risolto mettendoli nell'impasto!
Questo per dire che non è fondamentale e che volendo si può tornare al pizzico di sale.

Mescolare la farina con il gomasio e il bicarbonato, quindi mettere l'olio e il vino bianco e mescolare fino ad ottenere un impasto soffice. Stendere senza lasciarlo riposare in una sfoglia sottile e mettere il ripieno più adatto all'occasione, noi abbiamo optato per una focaccia con bietoline fresche (saltate in padella con olio e pinoli) e ricotta salata di pecora (l'ultima bontà umbra... toccherà tornarci!!), mentre in un'altra abbiamo messo prosciutto cotto, crescenza di capra e una spolverata di peperoncino.

domenica 12 aprile 2009

Il tempo dei Limoni


L'avevo detto che avevo limoni da smaltire ed un'irresistibile voglia di mele no?? beh, allora non c'è niente da stupirsi se siamo ancora qui a parlarne... il periodo giallo deve ancora terminare! ;-)

Ho fatto finalmente la lemon curd (o crema inglese al limone) di Sigrid (alias cavoletto di bruxelles) e, visto il momento da limoni, ho fatto anche la torta al limone, che invece non so da dove provenga, è una di quelle ricette che stanno nel mio quaderno da tempo immemorabile! Poi, visto che c'ero, ho sperimentato una con l'altra e... l'abbinamento era perfetto!

la crema inglese al limone



2 limoni, la scorza grattugiata e il succo estratto (100 ml ca.)
150 gr di zucchero
4 uova
100 gr di burro
1 ctav di fecola di patate (o di mais)

In un pentolino o una ciotola resistente al calore diluire la fecola nel succo di limone, quindi aggiungere la buccia, lo zucchero, le uova e il burro tagliato a pezzetti, mettere il pentolino/la ciotola sopra ad un pentolino in cui ci saranno 2-3 cm di acqua, in modo lavorare il tutto a bagno maria.
Mescolare continuamente, per 10-15 minuti, finché la crema si addenserà, quando comincia ad addensarsi spegnere e lasciar intiepidire, oppure, se si vuole conservare mettere subito in barattoli, chiudere e lasciar raffreddare, quindi mettere in frigo.


la torta al limone

per la torta

2 limoni (ovviamente bio), la scorza grattugiata e il succo estratto (100 ml ca.)
200 gr di zucchero
175 gr di burro di capra
3 uova
200 gr di farina bianca di farro
1/2 bustina di lievito per dolci
100 gr di fecola di mais o di patate
125 ml di latte

per la glassa (ovviamente se non si mette la crema inglese)
il succo di 1 limone
200 gr di zucchero a velo

In una ciotola ammorbidire il burro e mescolarlo con lo zucchero, quindi aggiungere le uova e il succo di limone.
Sbattere finché la miscela sarà morbida e cremosa.
Aggiungere la farina e la fecola, poi la scorza di limone e infine, poco alla volta, il latte.
Mettere il composto in una tortiera imburrata e cuocere in forno a 180° per circa 40-45 minuti, finché la superficie prenderà un colore nocciola.

Per la glassa mescolare lo zucchero a velo con il succo di limone e spalmarlo sulla torta quando è ancora calda.

giovedì 9 aprile 2009

ancora un pane di Dan Lepard :-)


Forse è il caso di definirlo un "work in progress" perché l'impasto è rimasto molto umido, ragion per cui l'ho cotto nella pentola di ghisa, ma le indicazioni originali (dal blog "Le Pétrin") non prevedevano questo tipo di cottura... per cui, volendo fare un pane da cuocere normalmente in forno conviene mettere un pochino meno birra (da verificare quanta), rimane comunque un pane da provare una volta almeno nella vita, perché è mooolto particolare!
Pane con birra, fiocchi di avena e miele
75 gr di fiocchi di avena
500 ml di birra bionda o bruna (io ho utilizzato la Kronenbourg, un'ottima birra francese con un sapore non troppo forte)
50 gr di burro di capra
35 gr di miele
550 gr di farina semintegrale di farro
1 ctè di lievito disidratato
10 gr di sale
olio di oliva

Tostare i fiocchi di avena in padella (o, come da ricetta originale, su una teglia da forno in forno a 180°... ma a me era parsa un'esagerazione accendere il forno solo per questo!), quando avranno un colore bello dorato aggiungere la birra, portare a ebollizione e, solo dopo, aggiungere il burro tagliato a pezzetti e il miele. Mescolare, coprire e lasciar intiepidire (ca. 30 minuti).
In una ciotola grande mescolare la farina con il lievito, il sale e la birra con i fiocchi di avena (ancora tiepidi), mescolare grossolanamente, solo per far bagnare un po' tutta la farina (un po' come per la focaccia Locatelli), quindi coprire e lasciar riposare per 20 minuti, di modo che la farina assorba il più possibile i liquidi.
Oliare la superficie dell'impasto, formando una palla, lavorarlo per 10-15 secondi, quindi coprirlo e lasciarlo riposare per altri 20 minuti. Ripetere quest'operazione altre 2 volte (senza oliare di nuovo l'impasto, solo la lavorazione e il riposo).
Lavorare un'ultima volta l'impasto per 10-15 secondi, coprirlo e lasciarlo riposare 1 ora/1 ora e mezzo, il tempo che il volume raddoppi.
A questo punto se il rapporto birra/farina è stato cambiato e l'impasto non è troppo umido sarà possibile dargli la forma che più ispira, altrimenti andrà sgonfiato lavorandolo appena e, volendo, si possono mettere dei fiocchi di avena su un panno di cotone o lino, quindi rotolarci il pane dentro, richiudere il panno sul pane e, in entrambi i casi, lasciare di nuovo lievitare per un'altra ora/ora e mezzo.
Nel primo caso (pane dell'umidità giusta) la cottura sarà fatta riscaldando il forno a 200° e mettendo un ciotolino con l'acqua sul fondo o su una seconda griglia, quindi infornare e lasciar cuocere 15 minuti ca., poi abbassare a 180° per altri 15 minuti, finché sarà bello dorato.
Nel secondo caso (pane molto umido, come il mio!) mettere la pentola di ghisa in forno con il suo coperchio, accendere il forno e portarlo a 230° C, quindi estrarre la pentola e farci scivolare dentro l'impasto (attenzione: è caldissima!!), richiudere velocissimamente il coperchio e rimettere in forno per 25 minuti, trascorso questo tempo estrarre il pane dalla pentola e metterlo direttamente sulla griglia per altri 5-10 minuti (serve a fargli perdere un pochino di umidità in eccesso).